Frode Volkswagen sulle emissioni, truffa scoperta per caso da ricercatori curiosi

Lo scandalo della manipolazione dei dati sulle emissioni dei motori diesel da parte di Volkswagen diventa un caso politico. Perché il governo tedesco sapeva della truffa. A sostenerlo è l’edizione online di Die Welt, secondo cui “la tecnica dellamanipolazione dei motori è nota da tempo a Berlino e Bruxelles”. 

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La tempesta su Volkswagen non si placa. La casa automobilistica tedesca ammette che sono 11 milioni i veicoli coinvolti nello scandalo delle emissioni truccatedei motori diesel e accantona 6,5 miliardi per far fronte ai costi della vicenda (tra richiami e multe). Il titolo crolla nuovamente in Borsa. Le azioni ordinarie hanno perso a Francoforte il 22,5% a 111,2 euro e le privilegiate il 26,2% a 106 euro. I titoli nelle ultime due sedute hanno perso un terzo del loro valore: la capitalizzazione complessiva bruciata ammonta a oltre 24 miliardi di euro.

EUROPA IN CAMPO

Dopo che gli Usa hanno avviato un’indagine penale, la Francia chiede un intervento dell’Ue. L’Europa non può avviare un’indagine ma chiede certezza rispetto ai limiti delle emissioni. La portavoce della Commissione Ue, Lucia Caudet, ha affermato che «per la sicurezza dei nostri consumatori e dell’ambiente, è necessario avere la certezza che l’industria rispetta scrupolosamente i limiti delle emissioni». «Stiamo prendendo la questione molto seriamente», ha aggiunto. «I servizi della Commissione sono in contatto con Volkswagen, l’Agenzia Usa di protezione dell’ambiente e il California Air Resources Board per conoscere i dettagli del recente ritiro delle auto del produttore negli Usa».

I DUBBI SUL GOVERNO TEDESCO

Ma ora lo scandalo rischia di diventare politico. Da un documento in possesso del quotidiano tedesco Die Welt sembrerebbe che il ministero tedesco fosse a conoscenza del software incriminato. Questo è quanto emerge da un’interrogazione del gruppo parlamentare dei Verdi, fatta a fine luglio scorso e diretta al ministero dei trasporti tedesco. Angela Merkel, per ora, auspica un rapido chiarimento dei fatti: in questa «situazione difficile» ha detto la cancelliera a Berlino serve «piena trasparenza: spero che i fatti siano messi sul tavolo il più velocemente possibile». Immediata la replica dell’ad della casa automobilistica, Martin Winterkorn: «Metteremo tutto sul tavolo, il più velocemente possibile e in modo trasparente».

L’AVVERTIMENTO DEL GOVERNO ITALIANO

In Italia il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un’indagine. Il ministro Galletti ha chiesto informazioni sulle vetture vendute nel mercato italiano in una lettera indirizzata all’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen: in caso di dati alterati anche in Italia bisogna valutare lo stop delle vendite e il ritiro delle vetture. Il Ministero interpella sull’accaduto anche il KBA, Kraftfahrt-Bundesamt, il maggiore omologatore delle auto in questione, chiedendo «se le anomalie riscontrate possano riguardare anche veicoli omologati e commercializzati nel territorio dell’Unione». Galletti vuole «acquisire i risultati dei controlli di conformità che il KBA vorrà effettuare, a tutela dell’ambiente e della qualità dei prodotti omologati per il mercato dell’Unione».

LE CONTROMOSSE DELLA CASA TEDESCA

Volkswagen corre ai ripari. In una nota assicura che i nuovi veicoli Euro6 diesel attualmente distribuiti in Europa «sono conformi alle leggi e agli standard di inquinamento». La casa tedesca ha dunque annunciato che accantonerà 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per far fronte ai costi. Queste risorse serviranno a finanziare «le misure necessarie per recuperare la fiducia dei clienti». Inoltre il gruppo rivedrà l’obiettivo di utile per l’esercizio in corso dello stesso ammontare. E in una nota assicura che «sta lavorando intensamente per eliminare» le discrepanze di emissione fra i risultati dei test condotti in fabbrica e le misurazioni effettive su strada per i veicoli con motori del tipo EA 189.«Volkswagen non tollera alcun tipo di violazione delle leggi sotto qualunque forma» e la prima priorità del board aziendale, sottolinea il comunicato, è riguadagnare la fiducia perduta presso i suoi clienti. «Il Gruppo terrà informato il pubblico sull’ulteriore progresso delle indagini in maniera costante e trasparente».

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