Rinnovabili: la Svezia pronta a liberarsi dalle fossili. L’annuncio all’Onu

La Svezia è decisa ad abbandonare definitivamente le fonti fossili. E lo fa con 546 mln di euro destinati alle rinnovabili per il 2016. Nel frattempo si dirà addio al nucleare e, progressivamente, appunto anche alle fossili, che comunque nel mix energetico contano solo per un 20%.

E’ un cammino verso l’energia pulita e verso la responsabilità sociale, quello svedese, segnato dalla chiusura anticipata di 3 siti nucleari - Ringhals 1 – 2 e Oskarshamn 2 – e da azioni incisive come la chiusura di un aeroporto, che verrà trasformato in residenze per cittadini a basso reddito, e il disinvestimento dalle fossili di big influencer quali la Chalmers University of Technology.

La transizione ha come emblema lo stanziamento di 546 mln di euro e la battaglia viene portata avanti in prima persona dal primo ministro Stefan Löfven, che ha annunciato nel corso dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la volontà di rendere la Svezia “uno dei primi Paesi al mondo del tutto fossil fuel-free”. Al momento la Svezia genera già circa due terzi della sua energia grazie alle rinnovabili. E tutti i Paesi nordici fanno registrare prestazioni da record, con la Danimarca che addirittura a luglio, in una giornata particolarmente ventosa, ha prodotto il 140% della sua energia elettrica dal solo eolico, esportando il resto ai vicini tedeschi, svedesi e norvegesi (la Norvegia resta però uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo). Senza contare il caso dell’Islanda, che genera quasi il 100% di energia da fonti pulite, grazie soprattutto agli investimenti in geotermia e idroelettrico.

Ma la Svezia è un Paese industrializzato, con 10 mln di abitanti ed un passato legato alle fossili. Come farà a rispettare le promesse? Ebbene, gli incentivi dovranno sostenere la moltiplicazione di pannelli solari e turbine eoliche su tutto il territorio, così come dovranno finanziare il trasporto pubblico, una rete elettrica smart e sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta. Senza dimenticare l’efficienza energetica e la ricerca proprio sul fronte dei sistemi di accumulo. Inoltre, si investirà anche al di fuori dei confini nazionali: ogni anno 500 milioni di corone andranno a progetti di infrastrutture green nei Paesi in via di sviluppo.